Istat, a settembre vendite ferme e meno cibo nel carrello
Istat: a settembre vendite al dettaglio +0,1% in valore e stabili in volume. Alimentari in calo dello 0,3% in quantità, online +8,5% su base annua.

A settembre le vendite al dettaglio restano praticamente ferme e la spesa alimentare cala in quantità. Secondo le stime dell'Istat diffuse il 5 novembre, rispetto ad agosto le vendite di beni alimentari sono invariate in valore e scendono dello 0,3% in volume. In un anno le famiglie spendono di più, ma portano a casa meno prodotti.
I dati del mese
Nel complesso, a settembre le vendite al dettaglio crescono dello 0,1% in valore rispetto ad agosto e restano stabili in volume. I beni non alimentari salgono dello 0,3% in valore e dello 0,1% in volume, mentre per gli alimentari il valore è fermo e i volumi calano dello 0,3%.
Lo sguardo sul trimestre è meno positivo. Tra luglio e settembre, rispetto ai tre mesi precedenti, le vendite diminuiscono dello 0,3% in valore e dello 0,5% in volume. Il calo riguarda sia gli alimentari (-0,3% in valore e -0,5% in volume) sia i non alimentari (-0,2% e -0,6%).
Si spende di più, ma si compra meno
Il confronto con settembre 2025 mostra il peso dei prezzi sulla spesa. Le vendite totali aumentano dell'1,6% in valore ma calano dello 0,1% in volume. Per gli alimentari il valore sale dell'1,7%, mentre i volumi scendono dello 0,1%; per i non alimentari si registra +1,5% in valore e -0,2% in volume.
Tra i prodotti non alimentari quasi tutti i gruppi sono in crescita. L'aumento maggiore riguarda le dotazioni per l'informatica, le telecomunicazioni e la telefonia (+5,7%), mentre l'unico segno negativo è quello di abbigliamento e pellicceria (-0,6%).
Corre il commercio online
Su base annua tutte le forme di vendita crescono in valore, ma è il commercio elettronico a distinguersi. Le vendite online aumentano dell'8,5% in valore e del 7,1% in volume rispetto a settembre 2025: è l'unico canale in cui crescono anche le quantità acquistate.
Per le famiglie il quadro è chiaro: a parità di carrello si paga di più e, soprattutto per la spesa alimentare, si tende a ridurre le quantità. Le vendite in volume, infatti, misurano le quantità acquistate al netto dell'aumento dei prezzi.
Fonti: Istat, ANSA, Agenzia Giornalistica Opinione




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